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Progetto per la creazione e la gestione di un orto collettivo con il patrocinio della ConProBio.

E’ di recente attualità la posizione del presidente della Banca Mondiale in relazione alla crisi alimentare mondiale: “È necessario ridare priorità all’agricoltura per combattere la povertà.”

Ma quale tipo di agricoltura combatte la povertà ?
L’agricoltura è sovente pensata e realizzata in modo diverso a seconda di chi, da vicino o da lontano, la terra la vive o la sfrutta, la condivide e l’ama, o la usa e basta.

Mai come adesso è importante e necessario rispondere agli effetti di una globalizzazione e liberalizzazione mondiale dell’economia, anche agricola, che preclude a sempre più persone l’accesso ad un’equa e solidale ripartizione di tutte le risorse. Premessa indispensabile per una vita dignitosa.

Le persone che promuovono un’agricoltura locale, ecologica, condivisa hanno la speranza che i loro progetti possano attivare importanti e prolifiche dinamiche.

Dinamiche indispensabili affinché si contribuisca a modificare le attuali modalità di produzione che portano ad un impoverimento delle risorse della terra senza risolvere il problema della povertà, non solo alimentare, di cui tutti, anche nell’eccesso, in qualche modo soffriamo.

La “sovranità alimentare” definisce il nostro diritto di stabilire cosa e come mangiamo, un tema che coinvolge ognuno individualmente e che si amplia a livello di politica globale nella seguente definizione:

“Il termine sovranità alimentare sta a indicare il diritto dei popoli a definire le proprie politiche e strategie sostenibili di produzione, distribuzione e consumo di alimenti che garantiscano a loro volta il diritto all’alimentazione per tutta la popolazione, rispettando le singole culture e la diversità dei metodi contadini, e garantendo a ogni comunità l’accesso e il controllo delle risorse di base per la produzione, come la terra, l’acqua, il patrimonio genetico e il credito”. Da Forum Ong/Osc per la sovranità alimentare (2002),

 

Il nostro modo per dare una risposta agli spunti finora presentati si chiama “Lortobio”, luogo in cui vorremmo realizzare:

  • la libera condivisione di esperienze e conoscenze
  • la perpetuazione delle specie vegetali senza degenerazioni
  • il mantenimento di territori fertili per le generazioni future
  • il riavvicinamento tra l’origine del prodotto e il suo consumo: la filiera corta, dove l’assenza di intermediari permette di entrare in rapporto diretto con la produzione, riconoscendone il valore e le difficoltà, riappropriandosi di un sapere e di un più giusto valore assegnato al lavoro e al prodotto.
  • il riconoscimento del valore della biodiversità dei prodotti, dei sapori, delle forme, dei caratteri e dei colori.

 

Vogliamo in questo modo produrre un cibo:

 

BUONO, per l’Uomo, per la sua dignità, per i suoi sensi, per il valore affettivo del cibo, per il piacere di riceverlo e di offrirlo.

PULITO, rispettoso nella sua produzione, dell’ambiente, delle risorse, perché uno dei dati di una ricerca su cui 1300 scienziati concordano è che la maggiore causa di inquinamento e di distruzione di ecosistemi e biodiversità del pianeta è la produzione del cibo (risultati presentati nel marzo del 2005 dal progetto di ricerca Millennium Ecosystem Assessment dell’Onu).

GIUSTO, conforme ai concetti di giustizia sociale negli ambienti di produzione e commercializzazione, rispettoso della dignità del lavoratore con il pagamento di prezzi equi, che permettono al lavoratore di vivere del proprio lavoro.

 

Una via anche per riappropriarci e amare il nostro territorio (sovente così lontano anche se a due passi da casa) e sottrarci a quel ritmo frenetico impostoci dal nostro sistema di vita.

Coltiviamo il giardino che è dentro di noi, con gli altri, in armonia con i cicli naturali della terra e del cielo.

 

Monti di Ces , primavera 2008

Piattaforma sulla quale abbiamo costruito il progetto Lortobio.

Chiara Buletti
Elena Camponovo
Pierre Zanchi
Andrea Graf
Giorgia Zanetti

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